Quando il fuoco delle passioni si spegne nelle braci

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Il consiglio di lettura di questa settimana è Le braci dello scrittore ungherese Sándor Márai.
La vicenda editoriale del libro ci parla di un iniziale insuccesso: pubblicato nel 1942 in Ungheria, è uscito per la prima volta in Italia solo nCopertina del libro Le braciel 1998, incontrando finalmente la meritata fortuna.
Il romanzo è ambientato in un castello ai piedi dei Carpazi e la vicenda si svolge nell’arco di un solo giorno, il 15 agosto 1940, anche se i ricordi del protagonista, Henrik, abbracciano gli anni della sua giovinezza e dell’Impero. Tutto inizia con l’arrivo di una lettera: mentre Henrik, anziano generale in riposo, si occupa della propria tenuta, gli viene consegnata una lettera di Konrad, che gli comunica di trovarsi in città e di avere intenzione di fargli visita. Sapremo presto che Konrad è stato per anni, dall’infanzia alla giovinezza, l’amico inseparabile di Henrik. Non si incontrano però da 41 anni, da un’ultima cena condivisa dagli amici con Krisztina, moglie di Henrik.
Dopo quella cena: la fuga di Konrad, la morte di Krisztina e le domande di Henrik, cui nessuno ha potuto rispondere in tutti questi anni: cosa c’è stato tra Krisztina e Konrad? L’amico ha tentato di ucciderlo? Quarantun anni, e sono gli anni della maturità di Henrik, sono trascorsi nel dubbio e nell’attesa e ora, finalmente, il momento è giunto. Konrad è ritornato e potrà dare una risposta. Tutto è pronto: come in una partita di caccia, il cacciatore e la preda sono l’uno di fronte all’altro. Ma le domande di allora hanno ancora lo stesso peso, oggi? Se ne sono andate con la giovinezza anche le passioni più vive?
Le braci
è un romanzo che restituisce al lettore l’ambiente: vi sembrerà di essere seduti nel salotto, con Henrik e Konrad, e di sentire il calore del fuoco proveniente dal caminetto. I preparativi dell’incontro, atteso da tanti anni, sono descritti minuziosamente: è  dal dettaglio che emerge l’essenziale

Possiamo comprendere l’essenziale solo partendo dai particolari, questa è l’esperienza che ho tratto sia dai libri che dalla vita. Bisogna conoscere tutti i particolari, perché non possiamo sapere quale sarà importante in seguito, quali parole metteranno in luce qualcosa.

Ed è proprio identica nei dettagli a quella di quarantun anni la scena che si presenta al lettore: due amici impegnati nella conversazione serale, anche se manca una protagonista essenziale, Krisztina, assente destinataria del lungo monologo che Henrik pronuncia davanti a Konrad. Un monologo pieno dei ricordi di un tempo e di un’epoca che non vivono più: la splendida Vienna di Francesco Giuseppe, di Strauss, di Klimt. Ora tutto è avvolto da un’atmosfera di decadenza, che ha nei due amici i testimoni principali. Henrik parla a lungo, mentre Konrad  interviene con parsimonia e si lascia trascinare dal racconto solo quando descrive i suoi anni in oriente, per il resto ascolta e tace.

Cosa succede alla fine del monologo? Quali sono le risposte di Konrad alle domande rimaste così a lungo nell’aria?

Ora che anche le ultime braci si spengono, le domande si perdono nell’oblio….

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