L’ultimo Tolkien, l’altro Tolkien

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Tra i volumi di più recente uscita che la Biblioteca offre a prestito è presente l’ennesimo inedito postumo di J.R.R. Tolkien, La Caduta di Artù, merito anche questo, inutile a dirsi, del figlio Christopher. Opera da prendere assolutamente con le pinze!

Presentato in Italia nel 2013 in una elegante edizione Bompiani, il titolo e la copertina lo farebbero apparire come un romanzo storico che ha per soggetto Artù. Quando poi l’occhio si sposta sul nome dell’autore, ci viene immediatamente da pensare a qualcosa di più fantastico, o addirittura cavalleresco. In verità si tratta di un poema allitterativo, che segue il metro dell’epica non tanto cavalleresca quanto piuttosto mitologica, la stessa del Beowulf tanto caro a Tolkien. La scelta di applicare una forma di epica fortemente norrena a un soggetto così britannico è un’idea che solo un filologo di Oxford avrebbe avuto la competenza di realizzare.

caduta di artù
caduta di artù

Il “Tolkien filologo” è probabilmente il lato meno conosciuto dell’autore di Bloemfontein, sebbene gli appassionati ne avessero già intuito l’essenza in alcuni intermezzi poetici presenti nelle sue opere maggiori. Doverosa dunque è stata la scelta di spalleggiare la traduzione del poema ( di Sebastiano Fusco) con il testo originale a fronte, quasi si avesse a che fare con un classico antico. E non è del tutto una dicitura sbagliata: oltre che classico per forma e contenuto, la Caduta di Artù ci è pervenuto molto frammentario, per così dire. Forse volutamente, forse no, è composto da soli cinque canti, che iniziano in medias res e finiscono in maniera quasi troncata (quasi lo avesse scritto Petronio!). Il resto dell’edizione è occupata da prefazioni, introduzioni, note bibliografiche e note alla traduzione, che servono a inquadrare l’opera all’interno della vita dell’autore, a conoscerne il contesto dei contenuti, ad approfondirne il lato tecnico e linguistico: saggistica pura del figlio Christopher.

Se si volesse confrontarlo, giusto per farsi un’idea più ampia di Tolkien, con un operetta di segno evidentemente opposto ma di analoga energia, si potrebbe abbinare questa lettura a Il Cacciatore di Draghi, sempre di Tolkien, ma di carattere estremamente satirico: un’altra sfaccettatura di questo inesauribile genio, che continua a produrre scritti nonostante l’evidente handicap di essere morto!

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