Io amo di Vito Mancuso. Ultimo incontro del GdL di filosofia

Postato il Aggiornato il

Questa sera, alle 18.30, il GdL di filosofia leggerà Io amo del teologo e filosofo Vito Mancuso (Garzanti 2014).

Nella presentazione del libro si parla di quattro questioni fondamentali che saranno trattate sul tema “Amore”: Da dove ha origine. Come agisce. Come possiamo viverlo nel modo più vero. Qual è il messaggio che porta con sé. La complessità del fenomeno “amore” richiede che esso sia affrontato da più di una prospettiva:

  • Ciò che la natura opera in noi: il nostro essere passivi di fronte all’amore (all’inizio veniamo ‘trafitti’ e vi sono numerosi riferimenti  linguistici e letterari che confermano il nostro essere ‘passivi’ di fronte alla forza dell’innamoramento).
  • Ciò che noi facciamo di noi stessi (e qui si apre la questione relativa  allo spazio della libertà e della responsabilità)
  • L’unione consapevole di noi con la natura: il senso dell’esistere che la presenza dell’amore porta in sé; è proprio l’amore la prospettiva privilegiata per cogliere il senso della vita.

Nel primo capitolo, Mancuso analizza la natura dell’amore, che coincide con la forza di espansione  che domina l’universo. L’amore ha una dimensione cosmica che investe la natura dell’intera realtà. C’ è molta chimica, nell’innamoramento, ma non solo , anche la dimensione ideale ha una certa rilevanza: “noi esseri umani siamo un soggetto molto particolare, paragonabile ad una torta a più strati e anche a più piani…”: riferendosi alla teoria classica della antropologia tripartita, noi esseri umani siamo “a tre dimensioni”: corpo, anima e spirito. Più la persona partecipa della dimensione dello spirito (che è fatta di ideali, di etica, estetica, valori politici, spiritualità e libertà), più l’azione chimica degli ormoni sarà mediata dalla consapevolezza e dalla capacità di valutazione. In questo caso, comunque, è necessario distinguere la fase dell’invaghimento o dell’infatuazione da quella dell’innamoramento. L’invaghimento è seduzione, desiderio di attrarre e trasformare l’altro. Nell’’innamoramento, invece, si agisce su di sé, “preparando la propria persona in corpo e anima per generare la nobiltà richiesta dall’amore”.

L’analisi del filosofo sulla fenomenologia dell’amore, nel primo capitolo, si fa dettagliata, perché l’amore si manifesta in forme e accezioni diverse, che vengono analizzate: rapporto cacciatore e preda, trasfigurazione della persona amata e trasfigurazione artistica, l’amore nell’epoca del divertimento, l’amore come beatitudine (la sensazione di essere finalmente al posto giusto) …

In particolare: l’esperienza amorosa si manifesta, in chi la vive, secondo tre modalità fondamentali:
Eros – attrazione del corpo
Philía – attrazione del sentimento
Agápe – attrazione dello spirito
Che corrispondono alle tre dimensioni di cui partecipa la nostra natura umana. L’amore che viviamo non è mai solo espressione di corpo, anima o spirito: la nostra realtà complessa fa sì che la nostra esperienza amorosa sia una realtà composita e non monolitica. Si possono comunque individuare questi tre modelli principali, che Mancuso analizza. L’amore completo e integrale è “sintesi di eros, sentimento e spirito”.
A seconda dell’oggetto, inoltre, si possono distinguere forme di amore personali e impersonali (per la natura, l’arte, la letteratura .. e anche per certe cose). I paragrafi 20 e 21 analizzano due forme particolari di amore: l’amore per Dio e l’amore per sé. Si tratta di una parte importante del testo perché, nella definizione dell’Io, il filosofo enuncia sinteticamente una delle teorie fondamentali della sua speculazione: l’essere la relazione come costitutiva, originaria ed essenziale dell’IO. “Quando si vive per se stessi, si vive solo con una parte del proprio vero Io. Quando si vive per gli altri, si sente il proprio espandersi”.  D’altra parte, “l’orientamento positivo verso gli altri non è in opposizione con l’orientamento positivo verso se stessi: al contrario … la vera cura di sé consiste ne coltivare relazioni armoniose verso gli altri“. L’amore per sé è conoscenza e accettazione dei propri limiti e delle proprie capacità ed è diverso da quello che si definisce “Amor proprio”, che segnala la condizione di chi è vittima di un ego ipertrofico.
L’amore per Dio non è lontano da quello che Mancuso ha appena definito ‘amore per sé’. Cosa significa, infatti, amare Dio quando Dio non si conosce, quando anche l’esperienza che i mistici ci restituiscono è quella di una “nube della non conoscenza”?  Citando Agostino, Mancuso ci riporta all’amore di Dio come amore della propria interiorità, della luce interiore che è lo spirito: “La verità abita nel profondo dell’uomo”.  Non si tratta di una concezione esclusivamente cristiana, dal momento che era presente già negli antichi egizi, nell’induismo, nei greci, nel buddhismo, nell’ebraismo. L’amore, nella sua essenza, è la somma di logos e caos, che genera pathos: una rivoluzione che coinvolge la nostra libertà sconvolgendo l’ordine esistente (logos) per produrre, attraverso il travaglio della passione, un nuovo centro vitale, una molecola spirituale.

Nella seconda parte del libro, l’autore vuole mostrare le implicazioni pratiche derivanti dalla prima, cioè dalle considerazioni teoriche sull’amore. In particolare, il filosofo si concentra sul tema dell’amore per un altro essere umano che si esprime mediante la sessualità, con l’intenzione di elaborare un’etica che si fondi sulla più ampia realtà dell’amore: “un’etica della sessualità intesa come custodia e promozione dell’amore autentico”, oltre l’amoralità della cultura dominante e il moralismo (il moralismo è la posizione che assegna più valore alle norme che alle persone) dogmatico della tradizione cattolica.
La critica alla mentalità amorale del mondo contemporaneo passa attraverso la critica al pensiero nietzschiano “al di là del bene e del male”, in quanto, afferma Mancuso “per noi esseri umani, qui e ora, tutto è al di qua del bene e del male”. Una posizione che teorizza l’al di là del bene e del male nella vita sessuale produce solo infelicità.
Il dogmatismo della dottrina cattolica in materia sessuale, di contro, definisce “un sentiero ritenuto concretamente impercorribile anche dalla gran parte dei cattolici”. Lungo la sua storia, il cattolicesimo ha messo in luce soprattutto gli aspetti negativi della sessualità, stabilendo regole “mortificanti per le ragioni del corpo e del piacere”. La morale sessuale è ricondotta alla procreazione, secondo lo schema sesso?matrimonio?procreazione. Nell’enciclica di Paolo VI Humanae vitae (1968), si afferma. “Qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita”. Di questa enciclica, “il card. Martini ha sottolineato ‘errori’ e ‘limitatezza di vedute’”. Mancuso ritiene che i limiti dell’etica ecclesiastica si manifestino nel fatto che :
Non funziona: la maggior parte dei cattolici non la pratica
È astratta: “l’etica autentica nasce dalla concretezza della vita e alla vita ritorna”. L’etica sessuale ecclesiastica, invece, si rivela “astratta, scolastica, libresca”. La concezione della natura prescinde dall’idea del caos per essere pensata, invece, come una realtà “regolata dall’alto, direttamente da Dio”.
Anche nell’etica bisogna cogliere il rapporto tra “norme, valori e situazioni, che implica gradualità e continuo discernimento”, altrimenti si rischia il dogmatismo astratto. Inoltre – secondo Vito Mancuso – “il fatto di concepire la natura come governata direttamente da Dio … ha condotto la morale ecclesiastica ad assegnare un primato indiscusso alla biologia e ai suoi ritmi, a scapito della coscienza e della spiritualità”.
Non conosce la biologia
Ignora il primato della coscienza: “la dignità della persona umana consiste nell’uso libero e responsabile della propria intelligenza e della propria volontà”: affermare questo è affermare il primato della coscienza, per cui il processo attraverso il quale viene maturata la decisione è eminentemente personale e non deriva dalla biologia.
Non rispetta il dato biblico e cioè l’insegnamento contenuto nel Cantico dei cantici, il più importante libro biblico dedicato all’amore.
Secondo Mancuso: “occorre intraprendere un profondo percorso di rinnovamento in materia di etica sessuale, analogo a quello compiuto nell’ambito della morale sociale dove la chiesa è passata dal ragionare sulla base di un astratto criterio oggettivo … a un più concreto criterio soggettivo (i diritti della persona). … Il medesimo criterio … porterebbe la chiesa cattolica alle seguenti necessarie aperture: Sì alla contraccezione Sì ai rapporti prematrimoniali Sì al riconoscimento delle coppie omosessuali ….”.
L’obiettivo, allora, è la formulazione di un’etica formale, non astratta, che dia il primato alla coscienza e alla sua capacità di discernimento su quale sia la via “per realizzare il bene della persona concreta nella sua specifica situazione”.
Vengono affrontate poi delle situazioni concrete: la masturbazione, i rapporti prematrimoniali, la fornicazione, la prostituzione, la regolazione delle nascite, l’adulterio, il divorzio, l’omoaffettività, la bisessualità, la transessualità. La conclusione sottolinea l’identificarsi dell’amore con il “fare spazio”. Prima o dopo la sessualità è in gioco l’interezza della persona: in una storia d’amore entra in gioco ben altro che la sola sessualità: la gestione economica, la dialettica tempo comune/spazio personale … Prepararsi all’amore significa imparare a fare spazio, lavorando sul proprio IO. “Per l’amore maturo è indispensabile un’educazione spirituale … capacità di ascolto, quindi silenzio interiore …”.

Nel terzo capitolo, Vito Mancuso indica nell’amore la prospettiva privilegiata per giungere ad individuare “le tracce di ciò che si usa denominare «il senso della vita»: è l’amore che più di ogni altra cosa orienta la volontà e il sentimento, attribuendo senso alla sequenza delle giornate. Eros è una forza cosmica, un’energia che spinge gli elementi all’aggregazione. La natura tende all’aggregazione dei suoi elementi, perché tende all’amore. L’amore, che come eros è il motore dell’essere-energia, dice che c’è una stretta connessione tra fisica ed etica, data da un’unica legge che ordina il macrocosmo-mondo e il microcosmo-uomo, a cui tutti partecipano, perché la si può realizzare dentro e fuori di ognuno, favorendo l’armonia delle relazioni con gli altri e perseguendo il bene e la giustizia.
Tutti i fenomeni sono pervasi da una forza “orgasmica” aggregativa. Se l’amore produce vita, in quanto viventi, noi siamo un prodotto dell’amore: il prodotto di una forza che spinge alla coesione degli elementi. Perciò noi siamo spinti alla relazione: la nostra vita è un “essere per”. Della dinamica della relazione, Mancuso sottolinea l’aspetto femminile: l’eterno femminino di cui parla Goethe e che ritorna in altri pensatori è la forza di mater materia che spinge alla coesione e alla cooperazione.

 

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