La verità della scrittura

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Spaventa e meraviglia il consistente capolavoro del giovane scrittore svizzero Joël Dicker, sia per dimensioni che per contenuti: La verità sul caso Harry Querbert è infatti un magnifico viaggio di oltre settecento pagine attraverso un giallo deduttivo che si articola nella tipica periferia del New England, diventato presto un caso letterario, famoso prima in Francia e poi nel mondo.

L’introduzione è classica: una quindicenne scomparsa nella fittizia e tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire, viene ritrovata morta più di trent’anni dopo; un giovane scrittore dovrà fare luce sul caso, rispolverando antichi orrori e segreti degli abitanti della piccola comunità.

Ciò che rende questo giallo straordinario è che si tratta di molto di più: è un romanzo da R maiuscola, che parla di passioni, nel senso più sfaccettato del termine, ma anche di scrittura, di America e di verità. La forma, così eterogenea perché integra la prosa del racconto a quella del resoconto, del dialogo diretto, del flashback e di trascrizioni, è un altro grandissimo punto di forza, che si abbraccia perfettamente con la sterminata quantità di colpi di scena.

Il numero delle pagine risulterà irrisorio per chi si cimenterà in questa lettura, costretto a dipenderne giorno e notte per divorarne le parole. E come dice uno dei protagonisti: un bel libro è un libro che dispiace di aver finito.

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