L’altro Melville

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Come già è stato fatto notare in un precedente post, la fortuna critica di Moby Dick risale a ben più tardi della morte del suo ormai celebre autore. La stessa sorte è toccata, naturalmente, al resto dei suoi scritti, compreso il racconto Bartleby lo Scrivano, testo che fu pubblicato per la prima volta sotto anonimato e diviso in due parti nel 1853, in calce a una rivista.

Sebbene sia uno dei racconti più noti dell’intero panorama letterario americano, il racconto non gode l’attenzione che merita fuori dai paesi di madrelingua inglese. La semplicità della trama fa da contraltare a un’accentuata introspezione del protagonista narratore e dei pochi ma ben approfonditi personaggi.

L’impressione che si può avere nel leggere questo racconto, rigorosamente tutto d’un fiato, è di assoluto stupore nel realizzare la precocità degli strumenti di Melville, che anticipano di parecchi anni una tradizione che ancor oggi funziona, quella dell’assurdo.

Per pulizia di forma e tratto potrebbe ricordare un racconto di Maupassant (di 30 anni precedente), per temi e taglio ne ricorda uno dei Sessanta di Buzzati. La critica si è prodigata intensamente per decenni nel tentativo di dare un’interpretazione filosofica e filologica al testo, senza ottenere posizioni univoche.

Chi volesse aggiungere la propria voce al coro di interpretazioni può trovare il racconto e molti altri scritti del recuperato Melville in biblioteca!

[F.G.]

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